
“PER AMORE DEL MIO POPOLO”
Siamo preoccupati
Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro
figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della
camorra.
Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di
Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di
essere “segno di contraddizione”.
Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e
la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la
povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni
ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono
di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.
La Camorra
La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura,
impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella
società campana.
I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili:
estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree
sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo;
tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero
l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto
e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere
giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni
criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli
devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta
la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori
di violenza e del crimine organizzato.
Precise responsabilità politiche
E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili
ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti
i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle
amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione,
lungaggini e favoritismi.
La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello
ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che
sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche
occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia
negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che
si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata
tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze
anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione
di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale
per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di
liberazione, di promozione umana e di servizio.
Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di
comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi,
per essere credibili.
Impegno dei cristiani
Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire
meno.
Dio ci chiama ad essere profeti.
- Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia
e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);
- Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente
il nuovo (Isaia 43);
- Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella
sofferenza (Genesi 8,18-23);
- Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia
22,3 -Isaia 5)
Coscienti che “il nostro aiuto é nel nome del Signore” come
credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte
si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio
della Preghiera che é la fonte della nostra Speranza.
NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO
Appello
Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni
articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla
nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie
analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in
ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”
Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro
nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza
coraggiosa;
Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli
strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella
capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia,
della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26).
Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire
con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo
dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto
vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento
circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio
e veleno”.